QUANDO FRANCESCO LA STORIA

Che vergogna, ho impostato tutta la lavorazione e lo stile del fumetto sul rispetto del testo originale e oggi non ricordo con precisione di quale testo si tratta!!! A mia vaghissima discolpa sta il fatto che la lavorazione è cominciata nell’estate del  2000, quanti anni fa?

Non vivevo a Padova, non ero fidanzato, non ero sposato, non ero padre… era un’altra vita, e dell’altra vita ho ricordi parziali, parzialissimi. Ricordo a bocconi, a spizzichi… a vanvera, più spesso.
Padre Fabio Scarsato (allora direttore del Messaggero dei Ragazzi) mi propose di ricavare 4 tavole dal capitolo dei Fioretti riguardante i Ladroni di Montecasale da pubblicare per la festività del santo d’Assisi nell’ottobre dello stesso anno. Molto ci sarebbe da dire e ricordare sul tipo di fraternità e collaborazione che allora s’era creata attorno alla redazione della pubblicazione in questione ma la situazione è molto cambiata…
Conoscevo abbastanza bene il lavoro che Dino Battaglia aveva maestralmente creato per le stesse pagine. Per diverso tempo avevo addirittura condiviso lo “spazio fisico” nella stanza del direttore con gli originali. Come grafico/illustratore part-time, disegnavo nella stanza adiacente alla redazione… quella del direttore. Anche le suggestive tavole stazionavano lì, ordinatamente accatastate a un muro, nelle stesse bacheche che le avevano contenute  negli anni precedenti al museo francescano della Basilica del Santo, a Padova. Anche se all’epoca del mio coinvolgimento “francescano” Laura Battaglia le aveva riprese, ricordando ai responsabili l’accordo che le concedeva a patto che fossero esposte…



Quindi avevo pensato opportuno distaccarmene nella maniera più evidente: Battaglia ne aveva prodotto una versione realistica, assieme poetica e palpabile. Aveva riportato l’uomo fra i paesaggi, le strade, le atmosfere della sua concreta esperienza. Una lettura che risultava credibile e contemporanea al lettore che vi si accostava… io avrei cercato di spostare la visione del lettore “più vicino” alla fonte narrativa (seppur usando stili generali e metodi innegabilmente contemporanei).A partire dal testo, snellito per una lettura da “fumetto” ma che cercava di mantenere il sapore di un’altra epoca. Arrivando a trattenere non solo alcuni antichi modi di dire ma anche a contrarre termini e preposizioni in modo da far sentire il “parlato” d’allora nella sua “scorrevolezza”, accorciare le parole accostandole è tipico (suppongo) delle forme linguistiche parlate, più che di quelle scritte. Le immagini sarebbero state volutamente sviluppate su modi, stili, maniere coeve, o molto vicine agli accadimenti. Non nascondendo l’intenzione di rendere gli aspetti più agiografici o “incredibili” plausibili dal punto di vista iconografico. Avrei dovuto realizzare 4 tavole ogni anno. Lo stile ne ha necessariamente risentito. La partenza era volutamente sperimentale. Le scelte sono maturate nel tempo, non decidendole a priori, frutto di una libertà che non ho più avuto in quella quantità. L’impaginazione era progettata a “doppia pagina” orizzontale, volutamente senza la  suddivisioni tradizionale in vignette ortogonalmente accostate. La leggibilità orizzontale delle due tavole affiancate è perfetta per “raccontare”, come negli affreschi. Nelle mie visioni (viscere immaginative) ci stanno tutti gli autori che ho amato e  che, da fantolìn a omofàto, hanno plasmato  i miei percorsi grafici: De Luca il venerabile, magister Toppi, Druillet les psychédélique, il Landolfi donchisciottesco, il funambolico Pazienza, Brasioli l’arabescatore, l’Hogart finale. Questi rispetto solo l’impaginazione, molti altri ancora per l’effetto totale del racconto: Giraud, Micheluzzi, Battaglia, Capitanio, Breccia padre e figlio… La stessa carta ruvida e gli stessi pennini che usavo per stilare Cocco Bill…
L’idea di miscelare e trovare un “accordo visivo” plausibile tra documentazione fotografica e ricerca iconografica è stato uno dei filoni principali del lavoro. Realtà e immaginario in una rappresentazione contemporaneamente ricca (più fonti stilistiche) e essenziale (la scelta del bianco e nero). Scelta che poteva risultare irritante e criticabile in una pubblicazione per ragazzi. Rendo merito al coraggio dell’allora direttore, che ogni tanto voleva riportare  l’aspro, il “crudo” e il “duro” della realtà ai suoi ragazzi. In effetti era un pretesto per spingere oltre il limite dell’età e della piacevolezza scontata l’opportunità di raccontare un’esperienza vivida, entusiasmante ma profondamente segnata da sirocchia sorella Povertà. A conferma della non facile “piacevolezza”… chiedendo ai commessi delle librerie che avevano in catalogo anche i “Fioretti” di Battaglia il mio libro veniva distinto  come “quello brutto”,  il fratello povero del “Poverello”…
La lavorazione si è dipanata per cinque anni, non c’era un progetto iniziale preciso. Inizialmente I testi erano suggeriti dal direttore. La pubblicazione delle tavole si è spostata, dopo solo tre episodi, per un cambio alla direzione (e la relativa sospensione del progetto) dalle pagine del Messaggero dei Ragazzi a quelle di Giona, uno stampato localissimo legato alle attività del villaggio antoniano che appena fuori Padova si occupa di disagio giovanile e altre significative attività. Per le rimanenti 12 tavole continuava lo spirito francescano e iniziava la paga francescana: tanto entusiasmo.
Nel 2005 il Villaggio festeggiava il 50° anno d’attività e d’esistenza, tra le varie manifestazioni pensarono di raccogliere e far pubblicare le tavole su Francesco che fino ad allora avevo prodotto (altre 4 ne feci a pubblicazione avvenuta).

Luca Salvagno

Leave a Reply